Morfologia del territorio / Morphology

21.12.2009 18:47
MORFOLOGIA DEL TERRITORIO

Il Comune di San Benedetto VaI di Sambro, come richiama il nome, si colloca al centro della vallata del fiume Sambro, ed è delimitato ad est dal fiume Savena e ad ovest dal fiume Setta.
A sud, in corrispondenza delle cime dell' Appennino, confina con la regione Toscana; è qui che, con i 1190 m del monte Bastione, si raggiungono le massime quote altitudinali.
Procedendo verso nord il territorio degrada gradualmente fino a raggiungere, in corrispondenza del ponte di Locatello, i 300 m s.l.m..
L'esposizione prevalente è dunque rivolta verso nord. San Benedetto Val di Sambro confina con i comuni emiliani di Castiglione dei Pepoli, Grizzana, Monzuno e Monghidoro e con il comune toscano di Firenzuola.
Dal monte dei Cucchi, situato in corrispondenza dello spartiacque appenninico, si diramano due crinali principali. Il primo di questi crinali si dirige verso nord ovest, in direzione di Monteacuto Vallese, separando il Sambro dal Setta; il secondo procede verso nord est in direzione di Montevenere, separando il Sambro dal Savena.
E' proprio su quest'ultimo crinale che si snodava l'antica strada romana chiamata "Flaminia militare" che congiungeva Bologna ad Arezzo.
La superficie comunale è di 6.670 ettari, di cui circa il 50% risultano ricoperti da boschi.
I boschi cedui di quercia e castagno, con un'estensione pari a 1800 ettari, la fanno da padrone; questa tipologia di trattamento forestale è ancora la più diffusa perché consente di ottenere un discreto reddito.
Al contrario, anche se il territorio è collocato nella zona tradizionalmente occupata dal castagno e malgrado la coltivazione di tale pianta sia stata per secoli una fonte indispensabile di sostentamento della popolazione, attualmente vi sono solo circa 600 ettari di castagneto, e di questi solo 30 ettari sono curati, gli altri per la massima parte sono abbandonati.
Negli ultimi anni si sta osservando un lieve recupero di questa coltura, dovuto più ad una forma di passione che ad un interesse economico.
Nella zona sopra gli 800 m, i boschi di faggio coprono una superficie di 500 ettari, mentre le fustaie di conifere (tutti rimboschimenti effettuati negli anni 50-60, prevalentemente su pascoli abbandonati) coprono un'area di 400 ettari, 150 dei quali di proprietà demaniale.
Le poche fustaie di latifoglie, soprattutto di faggio e querce, non superano i 40 ettari. Nelle vicinanze di San Benedetto sono segnalati due boschi d'altofusto di quercia, il primo sotto il centro Amnil che è stato già parzialmente ripulito.
Il secondo sulla strada della collina che ripulito e salvaguardato, contribuirebbe ad una valorizzazione delle nostre zone.

Data la prevalente esposizione nord, per la maggior parte i boschi sono mesofili, e cioè tipici dei versanti più freschi e umidi.
Le principali specie di latifoglie presenti sono le querce, in particolare il cerro (Quercus cerris), che in molte zone ha sostituito il castagneto da frutto ormai abbandonato da decenni, il castagno (Castanea sativa), il carpino nero (Ostrya carpinifolia) e il faggio (Fagus sylvatica). Due esemplari di cerro di notevoli dimensioni, tutelati dalla legge regionale come patrimonio naturale, sono presenti nella località Il Casone di Ripoli; un bellissimo esemplare di faggio di 122 cm di diametro, anch'esso protetto, è sito in località Rongrino sopra a Qualto.
Altre essenze presenti che non formano veri e propri boschi, ma si trovano framm~te alle specie dominanti sopra ricordate sono il frassino (Fraxinus excelsior), l'acero montano (Acerpseudoplatanus), l'acero campestre (Acer campestris) detto anche oppio.
Queste piante negli ultimi anni hanno avuto un forte accrescimento dovuto all'adattabilità al clima e ad una buona resistenza agli inquinanti (piogge acide, aumento di anidride carbonica ecc.).
La stessa sorte non è toccata all'olmo (Ulmus glutinosa) che negli anni 80 è stato falcidiato da un micidiale fungo che produce la malattia della graffiosi: la quasi totalità delle piante, tra cui molte secolari, sono seccate e oggi un raro esemplare può essere osservato in località la Capanna di Montefredente. Infine è da ( ricordare il ciliegio (Prunus avium), anch'esso in aumento nei nostri boschi, che in primavera con le sue bianche fioriture abbellisce le pendici delle nostre montagne.

La roverella (Quercus pubescens), specie più xerofila, cioè più amante del caldo, domina i pochi versanti meglio esposti e soleggiati, spesso associata ad altri alberi quali il sorbo (Sorbus domesticus) e l'orniello (Fraxinus omus) e a cespugli quali il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna), la rosa selvatica (Rosa canina), e il ginepro (Juniperus communis).Gli esemplari di roverella più longevi del comune sono censiti in località La Casella di Piano del Voglio.
Nei luoghi umidi e lungo i corsi d'acqua troviamo l'ontano (Alnus glutinosa), il pioppo nero (Populus nigra), il pioppo bianco (Populus alba) e varie specie di salici tra cui il salice bianco (Salix alba) e il vimine (Salix viminalis). Un tempo queste piante erano curate e venivano usate dall'uomo per vari impieghi; i pioppi capitozzati in estate quando ancora pieni di foglie fornivano preziosi fasci utilizzati per sfamare il bestiame in inverno; i salici, i cui rami dotati di elasticità e robustezza sostituivano le corde per legare fascine e covoni, venivano utilizzati da abili intrecciatori che ne ricavavano panieri e ceste.
Una buona parte del terreno non boscato è in stato di abbandono; soprattutto alle quote maggiori, in molte aree non coltivate e non più pascolate da molti anni si è già instaurata la vegetazione arbustiva che precede la colonizzazione delle specie arboree dominanti.
I terreni coltivati diminuiscono di anno in anno; attualmente l'erba medica rappresenta la specie maggiormente coltivata per la produzione di foraggio per bestiame.
Se proseguirà la tendenza in atto, in pochi decenni il processo di riforestazione naturale delle nostre montagne assumerà ancora maggiore rilievo di quanto già non rivesta oggi.

 

 

Morphology

 

The Municipality of San Benedetto val di Sambro, like draws its name, lies at the heart of the valley of the River Sambro, and is bordered to the east from the river Savena, and west from the river Setta
To the south, corresponding to the peaks of 'Apennines, bordering the region of Tuscany is here that, with 1190 m of Mount Bastion, you reach the maximum altitude shares of the municipality.
Proceeding north the land slopes gradually to reach, at the bridge of Locatello, the 300 m above sea level.
San Benedetto Val di Sambro is bordered by the towns of Castiglione dei Pepoli, Grizzana, Monzuno , Monghidoro and the Tuscan town of Firenzuola.
From the mount Cucchi, located at the watershed of the Apennines, start two main ridge. The first of these ridges is directed toward the northwest, towards Monteacuto Vallese, separating  the Sambro from the Setta river, the second directing to north east towards Montevenere separating the river Sambro from the river Savena.
Right on that ridge, which ran the old Roman road called "Flaminia military" that connected Bologna to Arezzo.
The municipal area is 6670 hectares, of which about 50% are covered by forests.
The forests are mostly oak and chestnut, with an extension of 1800 hectares, which swarms, this type of treatment is still the most widespread forest that you'll get a good income.
Conversely, even if the territory is located in the area traditionally occupied by chestnut and despite the cultivation of the plant has for centuries been a vital source of livelihood of the population, currently there are only about 600 hectares of chestnut, of which only 30 hectares are cured, the other for the most part are abandoned.
In recent years we are observing a slight recovery of the crop, due more to a form of passion that a financial interest.
The area above the 800 m, the beech forests cover an area of 500 hectares, while the high forest of conifers (all replanted undertaken in the 50th-60th years, mainly on abandoned pasture) cover an area of 400 hectares, 150 of them state property.
The few high forests of hardwoods, especially beech and oak, not exceeding 40 hectares. In the vicinity of San Benedetto are reported  two groves of oak, the first under the centre Amnil that is already partially cleaned.
The second on the road to the hill, that cleaned and maintained, would contribute to an enhancement of our zones.

Thank to the prevailing north facing, for the most part the forests are mesophilic, that is typical of most fresh and moist slopes.
The main species of deciduous oaks are present, particularly oak (Quercus cerris), which in many areas replaced the chestnut fruit now abandoned for decades, chestnut (Castanea sativa), hornbeam (Ostrya carpinifolia) and the beech (Fagus sylvatica). Two pieces of oak for large, protected by law as part of a regional nature, are present in the locality Casone di Ripoli, a beautiful specimen of beech 122 cm in diameter, which is also protected, is located in area Rongrino over Qualto.

Other plants which are not present in real woods, but they can be found , are the dominant species on the ash (Fraxinus excelsior), maple mountain (Acerpseudoplatanus), the field maple (Acer campestris) also known as oppio.
These plants in recent years have had a strong growth due to adaptability to climate and a good resistance to pollutants (acid rain, increased carbon dioxide, etc.)..
The same fate has not fallen elm (Ulmus glutinosa) than in 80 years has been decimated by a deadly fungus that causes the disease “graffiosi”: almost all plants, including many trees are dried up and now a rare tree can
be observed in the village Capanna di Montefredente.

Finally it must be remember the cherry (Prunus avium), also on the rise in our woods, in spring with its white flowers graces the slopes of our mountains.

The oak (Quercus pubescens), xerofila species, lover of more  hot places, dominating the few best exposed and sunny slopes, often associated with other trees such as rowan (Sorbus domesticus) and the flowering ash (Fraxinus omus) and shrubs such as hazel (Corylus avellana), hawthorn (Crataegus monogyna), wild rose (Rosa canina) and juniper (Juniperus communis). The oldest specimens of oak communities are surveyed in La Casella of Piano del Voglio.
In damp places and along the rivers are the alder (Alnus glutinosa), black poplar (Populus nigra), white poplar (Populus alba) and several species of willows, including white willow (Salix alba) and
osier (Salix viminalis). At one time these plants were treated and were used by man for various uses, the pollarded poplars in the summer when still full of leaves will provide invaluable beams used to feed cattle in winter, the willows, whose branches have elasticity and strength will replace the rope to tie bundles and sheaves were used by skilled weaver that would result baskets and baskets.
Much of the land that is not forest is in a state of abandon, especially at the higher altitudes, in many areas not cultivated and no longer grazed for many years have already established the shrub vegetation that precedes the colonization of the dominant tree species.
Farmland decrease from year to year, and currently the alfalfa is the most commonly cultivated species to produce forage for livestock.
If it continues the trend in a few decades, the natural reforestation of our mountains will take on even greater importance than it holds today.
 

 

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